E NOI QUANDO ?
Che cosa è successo a questo Paese ? L’Italia ha avuto il più grande partito comunista dell’occidente ed ha conosciuto uno straordinario ciclo di lotte operaie che sul finire degli anni 60 si intrecciarono con i grandi sommovimenti del 68 e diedero vita ad uno straordinario decennio di nuove conquiste sociali.La storia del nostro Paese è, più di qualsiasi altro in Europa, fortemente segnata da grandi lotte di massa e la stessa democrazia fu conquistata grazie all’apporto decisivo della Resistenza che fu anch’essa un fenomeno di massa che andò ben oltre l’azione strettamente militare per assumersi la responsabilità della direzione politica del nuovo stato nascente.
Eppure sono interi decenni che l’orologio del progresso civile e della crescita democratica di questo paese sembra essersi fermato.Abbiamo assistito allo sgretolamento complessivo di quelle che una volta si chiamavano organizzazioni di classe,con la scomparsa o l’involuzione dei partiti operai ( dai socialisti ai comunisti) e la fine dell’esperienza storica del sindacato dei “consigli”, unitario , antagonista e autonomo dagli interessi dell’impresa.Si è proclamata la scomparsa della classe operaia, anzi la scomparsa degli operai , celebrando l’avvento di tecnologie e figure tecnico-manageriali che avrebbero soppiantato la vecchia organizzazione del lavoro nella nuova fabbrica informatizzata.Cadono antiche distinzioni e diversità,trionfa l’ideologia del mercato e le politiche liberiste,l’imperativo moderno è “fare sistema” per vincere nella competizione globale.La ex sinistra riformista ripudia le proprie radici e sposa in pieno l’economia di mercato, insieme ai simboli antichi vanno in discarica tutti i valori fondativi, riconosce questo sistema come l’unico possibile e, non lotta più per cambiarlo ma per conquistarne la gestione governandolo.
L’Italia diventa così l’unico paese europeo dove la sinistra ( anche nominalmente) non c’è più : ne socialista, ne socialdemocratica.Resta una frammentazione esasperata e spesso settaria di partitini”comunisti”sempre più incapaci di costituire una offerta politica credibile.
I movimenti così, nascono e muoiono in cicli temporali sempre più brevi, come quelli del mondo della scuola, spesso contraddittori nelle loro piattaforme rivendicative e sempre più autoreferenziali,incapaci di aprirsi e di costruire alleanze sociali.Non manca la disponibilità a mobilitarsi, sono centinaia i comitati che nascono nei diversi territori a partire dalla difesa del territorio e della salute,comitati di cittadini trasversali allo schieramento dei partiti.Movimenti che non di rado vincono le loro vertenze e sedimentano una nuova cultura della cittadinanza.Eclatante il successo della lunga mobilitazione contro la privatizzazione dei beni comuni, come l’acqua che si è concretizzata nella vittoria referendaria. Esemplare la lotta in Val di Susa contro l’alta velocità, la “NO TAV” da una vertenza ben localizzata ha “ infettato” per le capacità di resistenza nel tempo e per il suo carattere di massa nonviolento, molti altri movimenti territoriali che a quella lotta si ispirano riconoscendole un valore universale.
Se le lotte dei “cittadini”hanno dimostrato che che c’è stata una grande crescita civile della società italiana,là dove lo scontro ha mantenuto i criteri di “classe”, come accade tra operai e capitale, gli arretramenti e le sconfitte sono evidenti.Qui per la stessa valenza delle vertenze le lotte hanno una connotazione immediatamente politica.Con il venir meno del referente che storicamente ha offerto una sponda politica,le lotte operaie come alla Fiat hanno dovuto scontrarsi non solo con l’ottusità di un gruppo manageriale ma con un intero quadro politico che senza alcuna distinzione riconosce la centralità dell’impresa e del mercato.
Dietro le difficoltà per una mobilitazione popolare come quella che si va organizzando in molta parte dell’occidente( ultima la straordinaria manifestazione a Puerta del Sol a Madrid ) c’è senza dubbio questo retroterra storico che pesa fortemente. Non c’è materialmente “nessuno” che abbia l’autorevolezza e il riconoscimento per poter proporre e convocare iniziative di massa.Non lo farà certo il PD , ne un movimento sindacale moderato e diviso.Pesano ancora le sconfitte di organizzazioni che nel recente passato erano riuscite ad organizzare clamorose mobilitazioni portando in piazza oltre tre milioni di persone come il movimento pacifista-No Global. senza mai ottenere un minimo successo sulle guerre in corso.Ultima tragica e cocente sconfitta a “mano-militari “ quella del G8 di Genova, dove la mobilitazione fu repressa nel sangue.Si può erroneamente pensare che i9l tempo abbia risarcito quella ferita, ma non è così. Genova ha rappresentato uno spartiacque nella storia dei movimenti di massa, la ferita politica sanguina ancora e lo dimostrano le tante, le troppe volte che in questo paese la polizia continua a manganellare e reprimere dal movimento No Tav alle lotte contro le discariche o gli inceneritori o la rabbia dei disoccupati.Tornare in piazza con quella forte determinazione e capacità aggregativa non sarà facile, ancor più oggi con un governo blindato da una maggioranza stratosferica deciso a tutto pur di portare sino in fondo il “compito” che gli ha affidato la cupola della finanza internazionale.
Noi quando ? Quando ritroveremo la voglia di sporcarci le mani con la “buona politica” quella della tutela della nostra vita e della nostra dignità, non più servi rancorosi e piagnoni ma protagonisti incazzati disposti a voltare davvero pagina.