RESET
IL GATTOPARDO

IL GATTOPARDO

 Cambiare tutto per non cambiare niente”, si potrebbe metterla così.I risultati dei ballottaggi arrivano nel bel mezzo di una bufera, con l’Italia sbigottita e affranta dall’esplosione di Brindisi, numeri e percentuali che piovono mentre si celebrano i funerali di Stato per  Melissa   e uno sciame di piccole scosse tiene con il fiato sospeso e il cuore in gola a mezza Italia del nord colpita da un terremoto che ha provocato morte e distruzione.A guardar bene nulla è accaduto che non fosse in previsione.Il “boom” di Beppe Grillo aveva già stordito i partiti al primo turno e il trionfo di Pizzarotti era largamente atteso anche se l’evidente apporto del voto moderato  ha gonfiato le cifre del sorpasso sul centrosinistra.Nulla di nuovo anche a Genova dove il candidato di area “ SEL” porta il centrosinistra alla vittoria. A confermare una tendenza ormai consolidata ( vedi l’elezione del sindaco di Milano qualche mese fa) a Palermo il “ribelle” Orlando straccia il suo rivale  sostenuto dal Pd  e diviene sindaco di un centrosinistra “tutto suo”.La Lega Nord raccoglie i frutti degli scandali che hanno travolto la sua “sacra famiglia”, il partito del Bossi , della Mauro e del trota si ritrova con il culo per terra, perdendo tutti i ballottaggi, ma Maroni e Tosi si consolano perché nonostante  ruberie,paghette e lauree albanesi, il Carroccio si porta a casa 30 sindaci  in comuni  che nemmeno si trovano nella carta geografica. Contenti loro! Mugugna il Pdl che vorrebbe la mezzadria con il Pizzarotti rivendicando l’appoggio del suo elettorato,ma per l’armata di Berlusconi si è confermata la disfatta.Tanto per non smentire la tradizione che vuole tutti i partiti  vincitori, il buon Casini si dice “soddisfatto” per quel zero virgola in più ottenuto rispetto a due settimane fa e rilancia stancamente l’idea del “partito dei moderati nazionali”, in realtà pronto ad una nuova stagione della politica dei “due forni” di democristiana memoria.Insomma, tutto sommato per i partiti non è andata poi così male, lo “sfacelo” non si è visto e possono continuare ad ignorare l’incazzatura che sale dal basso, l’allarme è cessato e si respira un clima di scampato pericolo. Non sono andati a votare qualche milione di italiani ? La percentuale dei votanti è ai minimi storici ? E chissenefrega ! E’ pura statistica, buona per discutere  nei talkshow serali per qualche giorno, quel che restano sono le poltrone conquistate fosse anche con un pugno di voti.Da domani si ricomincia, anche Monti è soddisfatto, dopo la pacca sulle spalle  ricevuta da Obama si sente il vincitore, si dice che sottovoce racconti agli amici di aver fatto il pacere  tra Hollande e la Merkel, che abbia scongiurato la rottura dell’Europa.Il prezzo per tenerla unita, naturalmente lo pagheremo Noi .

feedbach:

Al cinema.  AVVISO AGLI SPETTATORI : NON RIVELATE IL FINALE DEL FILM , LASCIATE  A CHI ENTRA AL CINEMA IL BRIVIDO DELLA SORPRESA.
( la produzione)

feedbach:

Al cinema.  AVVISO AGLI SPETTATORI : NON RIVELATE IL FINALE DEL FILM , LASCIATE  A CHI ENTRA AL CINEMA IL BRIVIDO DELLA SORPRESA.

( la produzione)

IN questo QUIZ si può solo perdere, invece del tradizionale ” L’accendiamo?” , la domanda dovrebbe essere ” Lo incendiamo?”, ovviamente non il professore ma il suo piano di “risanamento”

oceanica manifestazione a Puerta Del Sol in  Madrid ( Spagna) ad un anno dall’occupazione della stessa piazza contro la politica “rigorista” delle Autorità Finanziarie Europee.

oceanica manifestazione a Puerta Del Sol in  Madrid ( Spagna) ad un anno dall’occupazione della stessa piazza contro la politica “rigorista” delle Autorità Finanziarie Europee.

ITALIANI BRAVA GENTE ?

E NOI QUANDO ?

Che cosa è successo a questo Paese ? L’Italia ha avuto il più grande partito comunista dell’occidente ed ha  conosciuto uno straordinario ciclo di lotte operaie  che sul finire degli anni 60 si intrecciarono con i grandi sommovimenti del 68 e diedero vita ad uno straordinario decennio di nuove conquiste sociali.La storia del nostro Paese è, più di qualsiasi altro in Europa, fortemente segnata da grandi lotte di massa e la stessa democrazia fu conquistata grazie all’apporto decisivo della Resistenza che fu anch’essa un fenomeno di massa che andò ben oltre l’azione strettamente militare per assumersi la responsabilità della direzione politica  del nuovo stato nascente.

Eppure sono interi decenni che l’orologio del progresso civile e della crescita democratica di questo paese sembra essersi fermato.Abbiamo assistito allo sgretolamento complessivo di quelle che una volta si chiamavano organizzazioni di classe,con la scomparsa o l’involuzione dei partiti operai ( dai socialisti ai comunisti) e la fine dell’esperienza storica del sindacato dei “consigli”, unitario , antagonista e autonomo dagli interessi dell’impresa.Si è proclamata la scomparsa della classe operaia, anzi la scomparsa degli operai , celebrando l’avvento di tecnologie e figure tecnico-manageriali che avrebbero soppiantato la vecchia organizzazione del lavoro nella nuova fabbrica informatizzata.Cadono antiche distinzioni e diversità,trionfa l’ideologia del mercato e le politiche liberiste,l’imperativo moderno è “fare sistema” per vincere nella competizione globale.La ex sinistra riformista  ripudia le proprie radici e sposa in pieno l’economia di mercato, insieme ai simboli antichi vanno in discarica tutti i valori fondativi, riconosce questo sistema come l’unico possibile e, non lotta più per cambiarlo ma  per conquistarne la gestione governandolo.

L’Italia diventa così l’unico paese europeo dove la sinistra ( anche nominalmente) non c’è più : ne socialista, ne socialdemocratica.Resta una frammentazione  esasperata e spesso settaria di partitini”comunisti”sempre più incapaci di costituire una offerta politica credibile.

I movimenti così, nascono e muoiono  in cicli temporali sempre più brevi, come quelli del mondo della scuola, spesso contraddittori nelle loro piattaforme rivendicative e sempre più autoreferenziali,incapaci di aprirsi e di costruire alleanze sociali.Non manca la disponibilità a mobilitarsi, sono centinaia i comitati che nascono nei diversi territori a partire dalla difesa del territorio e della salute,comitati di cittadini trasversali allo schieramento dei partiti.Movimenti che non di rado vincono le loro vertenze e sedimentano una nuova cultura della cittadinanza.Eclatante il successo della lunga mobilitazione contro la privatizzazione dei beni comuni, come l’acqua che si è concretizzata nella vittoria referendaria. Esemplare  la lotta in Val di Susa contro l’alta velocità, la “NO TAV” da una vertenza ben localizzata  ha “ infettato” per le capacità di resistenza nel tempo e per il suo carattere di massa nonviolento, molti altri movimenti territoriali che a quella lotta si ispirano riconoscendole un valore universale.

Se le lotte dei “cittadini”hanno  dimostrato che che c’è stata una grande crescita civile della società italiana,là dove lo scontro ha mantenuto i criteri di “classe”, come accade tra operai e capitale, gli arretramenti e le sconfitte sono  evidenti.Qui per la stessa valenza delle vertenze le lotte hanno una connotazione immediatamente politica.Con il venir meno del referente che storicamente ha offerto una sponda politica,le lotte operaie come  alla Fiat hanno dovuto scontrarsi  non solo con l’ottusità di un gruppo manageriale ma con un intero quadro politico che senza alcuna distinzione  riconosce la centralità dell’impresa e del mercato.

Dietro le difficoltà per una mobilitazione  popolare come quella che  si va organizzando in molta parte dell’occidente( ultima la straordinaria manifestazione a Puerta del Sol a Madrid  ) c’è senza dubbio questo retroterra storico che pesa fortemente. Non c’è materialmente “nessuno” che abbia l’autorevolezza e il riconoscimento per poter proporre e convocare iniziative di massa.Non lo farà certo il PD , ne un movimento sindacale moderato e diviso.Pesano ancora le sconfitte  di organizzazioni che nel recente passato erano riuscite ad organizzare clamorose mobilitazioni portando in piazza oltre tre milioni di persone come il movimento pacifista-No Global. senza mai ottenere un minimo successo sulle guerre in corso.Ultima tragica e cocente sconfitta a “mano-militari “ quella del G8 di Genova, dove la mobilitazione fu repressa nel sangue.Si può erroneamente pensare che i9l tempo abbia risarcito quella ferita, ma non è così. Genova ha rappresentato uno spartiacque nella storia dei movimenti di massa, la ferita politica sanguina ancora e lo dimostrano le tante, le troppe volte che in questo paese la polizia continua a manganellare e reprimere  dal movimento No Tav alle lotte contro le discariche o gli inceneritori o la rabbia dei disoccupati.Tornare in piazza con  quella forte determinazione  e capacità aggregativa non sarà facile, ancor più oggi  con un governo blindato da una maggioranza stratosferica deciso a tutto pur di portare sino in fondo il “compito” che gli ha affidato la cupola della finanza internazionale.

Noi quando ? Quando ritroveremo la voglia di sporcarci le mani con la “buona politica” quella della tutela della nostra vita e della nostra dignità, non più servi rancorosi e piagnoni ma protagonisti incazzati  disposti a voltare davvero pagina.